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Michele Grassi

Neurologo

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L’ansia ai tempi del COVID

2021-01-02 11:16

Michele Grassi e Agatella Vecchio

Covid,

L’ansia ai tempi del COVID

Le manifestazioni d'ansia hanno sempre una causa!

 

 

 

L'ansia ai tempi del COVID

 

 

 

Le manifestazioni d’ansia sono sempre causate da qualcosa o da qualcuno.

Questa volta la causa pur essendo a tutti chiara, nessuno l’ha vista!

Nessuno l’ha sentita!

Ci siamo ritrovati tutti, improvvisamente, chiusi in casa, in attesa che il “tifone” passasse. Siamo restati in silenzio, in attesa, che qualcuno ci desse notizie. La televisione, ogni sera, forniva dati, numeri, ma nessuna risposta chiara.

Come finirà? Cosa ci succederà? E, principalmente, cosa faremo dopo? Come sarà dopo?

 

Oggi qualche risposta in più l’abbiamo avuta. Stiamo lentamente riprendendo la nostra vita, ma ci siamo scoperti ansiosi, un pò impauriti, certamente preoccupati. Paradossalmente quando il peggio sembra passato ci troviamo a confrontarci con un complesso stato di disagio. Per capire ciò che succede proprio alla “ripresa” dobbiamo dare uno sguardo al precedente periodo. Quando ci troviamo di fronte ad un forte stress mettiamo in atto risposte che, se da un lato hanno un valore adattivo e ci permettono di affrontare la situazione al meglio, dall’altro impegnano tutte le nostre risorse. Pertanto proprio quando ci possiamo rilassare emergono i costi di tale periodo: affaticamento, irritabilità, iperattivazione, aggressività verbale, disturbi del sonno e della concentrazione: insomma una sindrome post-traumatica.

Il recupero dei ritmi più normali di vita diventa altro motivo di stress. Nei giorni del lockdown gli orari, le routine e perfino il ritmo sonno-veglia sono stati alterarti: tanti hanno modificato le abitudini rimanendo fino a tarda notte con letture e visione di film, altri hanno cominciato a dormire in modo frazionato, non riuscendo a mantenere le normali ore di sonno. 

C’è chi è rimasto in attesa dei sintomi del virus monitorando il proprio respiro e temperatura, notando ogni piccola variazione, ancor più quando di ritorno dalla necessarie “uscite da casa” quando per la prima volta il mondo di fuori ha fatto paura.

I ritmi lenti a cui si è stati costretti ha dato spazio a riflessioni: c’è chi per la prima volta si è scoperto a pensare alla morte, alla caducità della vita, al superfluo che ci circonda. Altri hanno vissuto un vero sentimento di irrealtà, di isolamento.  

Si può delineare un vero disturbo post-covid con elevati livelli d’ansia in chi già ansioso si definiva, ma anche in chi all’ansia non aveva mai pensato. 

I sintomi ricorrenti si possono descrivere con:

memorie involontarie e intrusive, che possono presentarsi come momenti di confusione e disorientamento, 

evitamento, nel tentativo di eliminare ciò che rimanda al periodo negativo, anche attraverso azioni di negazione di quanto accaduto, fino a considerare ridicole le precauzioni richieste,

- costante o intermittente iperattivazione psicologica, con costante sentimenti di allerta,

- pensieri negativi ed umore depresso, con aspettative negative su se stessi e sul mondo, sentimenti di impotenza riguardo a qualcosa che si è abbattuta sul mondo e contro cui è difficile difendersi. 

Paradossalmente chi già, soffriva di disturbi d’ansia, chi stava già seguendo una terapia per ansia, è rimasto sorpreso in questo periodo d’emergenza nel trovarsi più preparato a “sopportare, sentire, gestire” l’ansia, rispetto a chi non sapeva cosa fosse, e si è trovato di fronte ad una spiacevole novità.

Il covid 19 nemico invisibile con cui ancora dobbiamo convivere lascia dietro di se un altro nemico altrettanto invisibile: l’ansia, che però percepiamo nel respiro corto, nel sonno disturbato, nel battito cardiaco alterato, nella sensazione di disagio e confusione dei luoghi pubblici, e con mille altre sfaccettature nei pensieri di pericolo che affiorano, anche solo nel pensiero che i nostri progetti sono stati spezzati e alle volte completamente spazzati via.

Intervenire al più presto è determinante per la nostra vita futura. Non possiamo “aspettare che passi” perché l’esperienza vissuta è unica e richiama ad altrettante passate gravi esperienze come i conflitti mondiali. Come il post-guerra che ha messo a lavoro psichiatri e psicologici anche la sindrome da post-covid richiede un’assistenza specialistica, per poter diagnosticare e curare le varie forme che assume in riferimento alla proprie fragilità e risorse personali.

 

Dott. Michele Grassi

Neurologo

 

Dott.ssa Agatella Vecchio

Psicoterapeuta

 

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